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Quando
si parla tecnologia wireless applicata al campo delle
reti locali, lo standard a cui si fa riferimento è
l’ormai consolidato 802.11b, introdotto da IEEE (
Institute of Electrical and Electronics Engineers) sul
finire del 1999 e conosciuto con il nome di Wlan ( Wireless
Local Area Network). La trasmissione Wlan, che avviene alla
frequenza di 2,4 GHz, consente trasmissioni con velocità
fino a 11 Mbit al secondo e opera tramite una struttura di
rete costituita da dispositivi di due tipi: i client
wirelesssono a tutti gli effetti schede di rete, spesso
implementate su Pc Card o moduli esterni Usb, con
trasmettitori a onde radio; ci sono poi le unità access
point (Ap) che raccolgono il segnale dei client wireless
agendo in modo simile agli switch di rete. Il calo dei
prezzi di access point e client, unito all’integrazione di
questi ultimi nei notebook di ultima generazione, ha
contribuito alla diffusione di tali prodotti nel corso dello
scorso anno, rendendo questa tecnologia la soluzione senza
fili privilegiata da tutti i produttori di dispositivi per
la comunicazione e il networking. Analizzando i modelli
presenti oggi sul mercato si scopre come spesso la
trasmissione wireless sia integrata in router di rete per
ambienti Soho ( Small Office Home Office)che includono
spesso anche switch a più porte e in alcuni casi persino
print server o modem per connessioni broadbandalla rete
Internet. Si tenta insomma di offrire una soluzione che
risponda, con una sola unità, a tutte le esigenze di chi
deve gestire una piccola rete locale.
Reti
Wlan: la legislazione italiana
Fino
al 31 dicembre 2001 la normativa italiana riguardante la costituzione
e la manutenzione di una rete locale funzionante
tramite
onde radio consentiva la creazione di un network
unicamente
all’interno di un fondo (edificio, cortile, giardino)
di
proprietà e imponeva in questi casi il pagamento di una
tassa
pari a lire 500.000 per ogni access point della rete e a
lire 50.000
per ogni client wireless. Le cose si complicavano
ulteriormente nel
caso si volesse realizzare una connessione fra due
fondi divisi da una porzione di suolo pubblico o comunque
non di proprietà: in questi casi era necessario richiedere la
concessione della frequenza (richiesta che spesso veniva
respinta).
Era infine vietato l’allacciamento alla rete pubblica
e
questo in pratica impediva l’utilizzo della tecnologia
wireless per
la fornitura di accesso a Internet o alla linea telefonica.
Anche
l’installazione della rete era riservata ad aziende in
possesso
di certificazioni ministeriali.
La
normativa è cambiata con il decreto del Presidente della
Repubblica
5 ottobre 2001 n. 447 (in vigore dall’1 gennaio
2002)
che opera delle modifiche sostanziali in direzione di
una
liberalizzazione del settore. In primo luogo
l’installazione e
l’utilizzo di reti locali basate su tecnologie wireless,
radio o ponti
ottici è totalmente di libero uso all’interno del proprio
fondo:
non è necessario quindi richiedere alcuna autorizzazione
e
non sono previste imposte. Per quanto riguarda gli
impianti
che esulano dal fondo di proprietà, bisogna richiedere
la
cosiddetta Autorizzazione Generale: il soggetto richiedente
deve
allegare alla domanda il progetto tecnico dell’impianto
che
intende costituire oltre che alcune dichiarazioni
e
attestati formali. Qualora il ministero delle
Telecomunicazioni non
dia risposta entro 4 settimane, la domanda si ritiene
accettata
in base al silenzio-assenso. Rimane la limitazione
che
riguarda i due fondi collegati, che devono essere
entrambi
di proprietà o disponibili all’utilizzo di chi esercita
il ponte
radio. Questa restrizione obbliga gli Internet Service
Providerche
desiderino vendere traffico wireless ad avere
accesso
illimitato ai locali del cliente dove sono installati i
dispositivi di
comunicazione (generalmente ciò si ottiene tramite
contratti
di affitto o di comodato d’uso). Esistono infine
restrizioni per
la gestione di sistemi di Voice Over Ip: l’utilizzo
di
strutture wireless limita queste trasmissioni all’ambito
privato, ovvero
è impedita la vendita di traffico VoIP veicolato
tramite collegamenti senza fili.
Il
decalogo per migliorare la sicurezza della propria Wlan
La
sicurezza assoluta nelle reti senza fili non esiste:
chiunque dotato di nozioni adeguate, opportuni strumenti e
tempo sufficiente può intercettare e avere accesso al
traffico di una Lan Wireless. Ci sono però accorgimenti
grazie ai quali queste intrusioni possono essere rallentate
e (forse) anche evitate. La trasmissione via etere è per
definizione insicura poiché le antenne, per quanto
direttive possano essere, non diffondono il segnale lungo
una direzione precisa e delimitata (come invece avviene per
i segnali che viaggiano su di un supporto fisico quale le
linee di trasmissione). Se poi si utilizzano access point il
cui scopo è proprio quello di fornire mobilità ai client e
quindi di irradiare un segnale isotropo (ovvero
omnidirezionale), appare evidente come le onde
elettromagnetiche che trasportano i dati possano essere
captate anche da punti al di fuori di quelli previsti. Al
fine di garantire la riservatezza delle trasmissioni Wlan,
lo standard 802.11b prevede un sistema di cifratura dei
dati, il Wep ( Wireless Equivalent Privacy), che codifica
l’informazione con chiavi a 40 bit con vettori di
inizializzazione a 24 bit, da cui il nome Wep a 64 bit.
Esiste una versione evoluta del Wep, definita a 128 bit, in
cui le chiavi sono lunghe 104 bit. In entrambi i casi le
procedure di generazione delle chiavi si basano sul diffuso
algoritmo RC4. Gran parte dell’opinione pubblica
specializzata è ormai convinta dell’insicurezza del
protocollo Wep. I programmatori Scott Fluhrer, Itsik Mantin
e Adi Shamir hanno pubblicato un articolo dal titolo "
Weakness in the Key Scheduling Algorithm of RC4"
(fragilità dell’algoritmo RC4 per la generazione di
chiavi). In questa pubblicazione è descritto un metodo per
ricavare la chiave Wep e inserirsi in un collegamento come
un utente legittimo. L’autunno scorso è apparso su
Internet un programma chiamato Air- Snortche, utilizzando
l’approccio Fluhrer-Mantin-Shamir, è in grado di porsi
all’ascolto passivo di una trasmissione e attendere il
tempo necessario per poter ricavarne la chiave. Il problema
principale di Wep è infatti la sua natura statica: le
chiavi non sono modificate periodicamente dal sistema ma
rimangono le stesse fino a quando l’amministratore non
decide di aggiornarle. Secondo gli sviluppatori di AirSnort,
il programma è in grado di ricavare la chiave Wep dopo aver
ascoltato dai 100 MByte al GByte di traffico. Wep è
sostanzialmente insicuro, ma il vero problema è che spesso
le reti wireless sono configurate senza abilitarlo, il che
le rende ancora più vulnerabili. I laboratori americani di
PC Professionalehanno condotto un esperimento a tal
proposito: utilizzando il software NetStumblere un Pc dotato
di scheda wireless sono andati alla ricerca di reti
wireless. Quando Net- Stumblerriconosce un segnale 802.11b,
procede all’identificazione dell’indirizzo Mac
dell’access point, del nome della rete, del suo Ssid e di
altri parametri. Spesso si pensa che il segnale di una Wlan
copra brevi distanze (nell’ordine dei 300 metri). In realtà
le misure diffuse nelle caratteristiche dei dispositivi
riguardano le antenne poco efficienti integrate nelle
schede. Se si dispone di un’antenna con un guadagno
superiore si può ricevere il segnale a distanze ben più
ampie. Durante l’esperimento con NetStumblersono state
utilizzate antenne di tipo Yagi (guadagno 14 dB, pari a un
fattore 25) e magnetiche omindirezionali (guadagno 3 dB,
pari a un fattore 2). Le prove si sono svolte nei quartieri
di Manhattan, nel New Jersey, a Boston e nella Silicon
Valley; delle 808 reti wireless intercettate, solo il 39
percento aveva attivato il sistema Wep. In molte di esse gli
access point fungevano da server Dhcp e quindi assegnavano
indirizzi Ip a chiunque ne richiedesse uno. C’è di più:
in parecchi casi non era stata modificata la password di
accesso al router, mantenendo quella impostata dal
produttore: un malintenzionato avrebbe potuto accedere
quindi alla configurazione di rete per modificare a suo
vantaggio alcuni parametri. L’esperimento dimostra come
spesso per migliorare la sicurezza di una rete wireless sia
necessario iniziare da alcuni accorgimenti a volte banali ma
efficaci nel rallentare i tentativi di intrusione.
Riportiamo di seguito dieci regole fondamentali da seguire
per
rendere la vita più dura agli hacker. Abilitare la
cifratura Wep: anche se, come ricordato, Wep non è un
sistema sicuro al 100 percento, esso rappresenta la prima
barriera contro gli intrusi; inoltre è gratuito. Quasi
tutti i dispositivi Wlan oggi presenti sul mercato
supportano perlomeno la cifratura con chiavi a 64 bit.
Cambiare il Ssid pre-impostato: molto spesso non ci si
preoccupa di cambiare alcuni dei valori di fabbrica
dell’access point. Modificare il Ssid può essere un
metodo per rallentare gli attacchi dall’esterno. È buona
norma non scegliere un nome ovvio come quello della propria
ditta, o della divisione che utilizza l’access point (Ap).
Se quest’ultimo è poi dotato di funzioni di broadcast
Ssid, ovvero trasmette periodicamente il Ssid a tutti i
client, è bene disattivare questa funzionalità.
Cambiare la password del proprio Ap/router: ogni hacker
degno di questo nome conosce le password che i produttori
impostano come default, anche perché questa è spesso
reperibile nei manuali che le stesse case pubblicano online
sui siti di supporto. Programmi come Net-Stumbler sono in
grado di identificare il produttore dell’access point in
base al suo indirizzo Mac. Se è già grave concedere
l’accesso alla propria rete, ancor di più è permettere
agli intrusi di modificare le impostazioni di un router.
Curare la disposizione degli Ap: osservazione banale ma
spesso sottovalutata: nella pianificazione della topologia
della propria rete wireless, posizionare (nel limite del
possibile) gli access point verso il centro dell’edificio
e non nelle zone periferiche. In questo modo il segnale
all’esterno può essere fortemente ridotto al di fuori
della costruzione. Evitare in particolar modo di piazzare un
Ap in corrispondenza di finestre: spesso sono le uniche
"vie d’uscita" del segnale altrimenti confinato
dalle mura in cemento armato. Effettuare delle
scansioni preventive della Wlan: ogni buon amministratore di
rete dovrebbe analizzare la rete periodicamente alla ricerca
di eventuali access point non previsti e quindi non
autorizzati. Tale ricerca può essere condotta con antenne
ad alto guadagno come quelle già descritte.
Utilizzare i meccanismi di limitazione degli accessi: la
maggioranza dei dispositivi wireless consente di monitorare
gli indirizzi Mac delle schede che accedono alla rete e di
compilare una lista degli indirizzi autorizzati
all’accesso. L’aspetto negativo di questa procedura è
costituito dai tempi richiesti per la creazione e
l’aggiornamento di tali tabelle. Gli access point più
sofisticati prevedono meccanismi di aggiornamento automatico
delle tabelle di accesso: modificando la lista su un Ap
questo provvederà ad informare gli altri punti di accesso
dei cambiamenti apportati.
Aggiungere un ulteriore livello di autenticazione:
utilizzare un livello di autenticazione addizionale, come
Radius, per l’accesso al proprio Ap. Radius ( Remote
Authentication Dial- In User Service) è un sistema di
autenticazione basato sull’inserimento di userid e
password previo l’accesso a una risorsa di rete. Alcuni
produttori stanno includendo il supporto per Radius nei
propri dispositivi. Disabilitare il Dhcp:
l’assegnamento dinamico degli indirizzi Ip ai client da
parte del punto di accesso facilita le intrusioni
dall’esterno: utilizzare un metodo di indirizzamento
statico richiede più attenzione e tempo da parte
dell’amministratore ma anche un maggior grado di
sofisticazione negli strumenti dell’hacker. Cambiare
l’indirizzo della sottorete: un altro parametro impostato
dal produttore è l’indirizzo Ip del segmento di rete
gestito dall’access point (nel caso quest’ultimo non
agisca da client Dhcp). Se si opta per questa soluzione, è
opportuno modificare l’indirizzo di sottorete impostato
(spesso 192.168.1.0 e comunque facilmente recuperabile).
Anche questo può essere un piccolo ostacolo posto sulla
strada dell‘hacker. Porre attenzione alle
caratteristiche dell’hardware: sia al momento
dell’acquisto sia in seguito. Tra i dispositivi sul
mercato, scegliere quelli che supportano la cifratura Wep a
128 bit. Pur non garantendo sicurezza assoluta, rappresenta
una soluzione più efficace della versione a 64 bit. Spesso
il semplice aggiornamento di driver e firmware aggiunge
questa funzionalità a prodotti che in origine ne sono
privi. A tal proposito è bene acquistare sempre unità
dotate di un firmware aggiornabile via software al fine di
disporre di continui upgrade che consentono l’aggiunta di
funzionalità supplementari e la correzione di eventuali
bug. Al
di là di questi dieci accorgimenti, la strategia più
efficace consiste nel situare l’access point in una zona
Dmz e consentire l’accesso ai client wireless tramite una
rete privata virtuale. Installare una infrastruttura di
questo tipo è costoso ma in questo modo si aggiunge un
livello di cifratura e autenticazione al proprio sistema
rendendolo più sicuro. (Tratto da Pc
Professionale)
| Caratteristiche
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PAN |
LAN |
Frequenza |
| Tecnologia |
Bluetooth |
Wireless
802.11b
(11Mbps)
802.11a
(54Mbps)
802.11g
(54Mbps)
|
2,4Ghz
5
Ghz
2,4Ghz
|
| Velocità |
<
1Mbps |
da
2 a 54Mbps |
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| Dove
e come |
Peer
to peer |
rete
da piccola a medio grande |
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